Jan
13
2012

Monti smonta le reti alle compagnie di Andrea Bassi e Anna Messia - FONTE: MILANO FINANZA

Un bomba che avrebbe un effetto deflagrante per il settore assicurativo. Tanto che il settore fa fatica a immaginare che possa essere vera. I manager delle compagnie di assicurazione italiane sono saltati sulla sedia a leggere la bozza circolata ieri del decreto liberalizzazioni che il governo si prepara a mettere a varare. Un articolo in particolare, ha gelato il sangue dei responsabili delle compagnie, perché rischia di smontare quello che finora è stato l'asset principale delle società di assicurazione: le reti di vendita. Secondo la bozza le compagnie non potrebbero più distribuire, direttamente o tramite agenti monomandatari, i propri prodotti e servizi ai clienti finali. Non solo. A far data da un anno dalla pubblicazione del decreto chiunque distribuirà servizi e prodotti assicurativi dei rami Danni e Vita dovrà offrire polizze di almeno due imprese. In pratica verrebbe stabilito per legge l'obbligo di plurimandato andando ben oltre le leggi Bersani che dal 2007 hanno vietato il monomandato nel solo ramo danni. Un vincolo che è stato facilmente superato senza troppi intoppi della compagnie che hanno continuato a operare con agenti che lavoravano in esclusiva per loro, anche se senza obbligo. Le nuove regole non lo consentirebbero più, intaccando alle fondamenta il valore delle imprese che sarebbero costrette a rivedere il proprio modello di business. e mettendo fuori legge le compagnie dirette, quelle telefoniche e online, che in questi ultimi anni hanno consentito agli assicurati di ottenere buoni risparmi.

Mentre dalle bozze sulle liberalizzazioni continuano ad emergere sorprese, il dato certo per ora è che il decreto sta facendo salire esponenzialmente la temperatura, anche del clima politico. Le polemiche più aspre, almeno a sinistra, si sono scatenate per la decisione di inserire una norma che aumenta a 50 dipendenti in caso di fusioni aziendali, il limite oltre il quale si applica l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. L'ex ministro del lavoro del Pd, Cesare Damiano, ha definito l'ipotesi «inaccettabile». Ovviamente anche i sindacati sono insorti uniti. Anche a destra, però, si alzano voci di protesta. Ieri è stato lo stesso Silvio Berlusconi a mettere un freno. L'ex premier ha detto sì alle liberalizzazioni, ma solo a «quelle utili». E tra queste, secondo Berlusconi, non ci sarebbe quella che abbassa a 3 mila abitanti il tetto per aprire una farmacia. Le ragioni dei tassisti, per i quali il decreto prevede un aumento delle licenze anche se a fronte di adeguate compensazioni a chi già lavora, sono state a sorpresa difese dal leader della Lega Umberto Bossi. «I tassisti», ha detto il Senatur, «per tanti anni hanno lavorato con difficoltà per pagarsi la licenza, hanno lavorato da sottopagati. Adesso arriva Monti che non tocca il suo stipendio, non lo diminuisce, ma va a toccare quello degli altri». Contro i saldi liberi, invece, si è schierata Confesercenti. Tutte le categorie, comunque, annunciano mobilitazioni. Oggi, durante il cdm ci sarà un primo giro di tavolo sulla bozza del provvedimento che, tuttavia, dovrebbe essere approvato solo la prossima settimana al consiglio dei ministri del 20. Dal testo continuano ad emergere novità. Come quella sulla class action. Il campo di applicazione dell'azione di classe all'italiana (che a dire il vero fino ad oggi non ha avuto un gran successo), stando alla bozza del provvedimento, sarebbe esteso innanzitutto permettendo di partecipare a tutti coloro che hanno un interesse «omogeneo» e non più «identico», come prevede l'attuale definizione. Questo, in pratica, renderebbe più semplice l'adesione all'azione collettiva. Anche i tempi verrebbero accorciati. La Corte di appello dovrebbe decidere entro 40 giorni e in caso di conciliazione le parti dovrebbero trovare un accordo in 90 giorni.

FONTE: MILANO FINANZA

May
18
2011

Articolo: "No di Tremonti all'euroritenuta" di Dino Pesole - Fonte: il Sole 24Ore

Sole 24Ore - "No di Tremonti all'euroritenuta" di Dino Pesole

sole 2011 su svizzera e euroritenuta.pdf (162,92 kb)

Mar
4
2011

Articolo: "Ma ora c’è il rischio di ulteriori rincari delle tariffe per tutti" di Maria Silvia Sacchi - Fonte: CorrieredellaSera.it

4 marzo 2011

Ma ora c’è il rischio di ulteriori rincari delle tariffe per tutti
di MARIA SILVIA SACCHI

Entro l’anno prossimo non sarà più possibile vendere polizze assicurative che abbiano un costo diverso per uomini e donne. Lo stop è arrivato dalla Corte di giustizia europea ed è motivato dalla volontà di evitare discriminazioni tra i due generi. Viviane Reding, commissaria europea alla Giustizia, l’ha definita «una giornata storica» e anche dai consumatori è arrivato un plauso. A protestare sono state, invece, le compagnie assicurative europee secondo le quali la decisione della Corte finirà per penalizzare le donne che, oggi, in diversi casi pagano meno degli uomini (per esempio, nella Rc auto perché fanno meno incidenti). Secondo gli assicuratori, a seguito della decisione della Corte europea i contratti finiranno per allinearsi all’insù. Anche con questa pronuncia, l’Europa continua nella sua opera di spinta e convincimento sugli Stati membri a considerare le persone in quanto tali, indipendentemente dal sesso, dalla nazionalità, dalle proprie convinzioni religiose. A «imporre» il tema femminile come centrale nella costruzione di una società più equa e competitiva. Un’operazione non facile, ma di fondamentale importanza. Proprio per questo è adesso essenziale che l’Europa di Viviane Reding controlli che le compagnie non spingano al rialzo i prezzi, non essendoci ragione alcuna perché questo debba avvenire, visto che è possibile «tagliare» le polizze sui singoli clienti. Per evitare che una misura tesa a eliminare le discriminazioni si trasformi per le donne in un paradosso: farle pagare, ingiustamente, di più; fosse anche solo qualche decina di euro. Portando, così, a distogliere anche l’attenzione dall’obiettivo perseguito dalla Ue.  

Fonte: CorrieredellaSera.it

Mar
4
2011

Articolo: "Il paradosso della parità: l’Europa aumenta le polizze per le donne" dal corrispondente Bruxelles Luigi Offeddu - Fonte: CorrieredellaSera.it

4 marzo 2011

Il paradosso della parità: l’Europa aumenta le polizze per le donne

Dall’età pensionabile all’ultima decisione della Corte di giustizia

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES— Un bel giorno, Viviane Reding ha detto all’Italia: «Uomini e donne del settore pubblico devono andare tutti in pensione alla stessa età, 65 anni, sennò fate della discriminazione» . Lei era ed è il commissario europeo alla Giustizia, «e il principio generale in sé era sacrosanto — sospira oggi Silvia Costa, Pd, eurodeputato dell’Alleanza progressista dei socialisti e democratici e membro della Commissione Donna al Parlamento europeo — ma per molte l’andare in pensione prima non era un regalo, bensì il riconoscimento di un lavoro usurante, di una vita difficile» . E al contrario, nel settore privato non toccato dal monito della Reding, c’erano donne come le dipendenti dell’Alitalia in crisi che volevano lavorare di più perché a 55 anni perdevano gli ammortizzatori sociali: «Insomma, la Reding aveva tutto il diritto di intervenire, ma non si poteva dire anche una parola di più a Roma? Ogni problema ha molte facce…» . E più facce di tutti ha forse il problema dei problemi, in Europa. Cioè la corsa alla parità fra i sessi, che spesso approda a risultati opposti, o divergenti. Come nelle assicurazioni: la Corte di giustizia europea («attenzione, però — nota Costa — su ricorso di due uomini, non di una donna» ) ha sentenziato che i premi delle compagnie assicuratrici non possono considerare il sesso fra gli altri fattori. È una misura anti-discriminatoria, certo: ma così le donne, che finora hanno sempre pagato premi meno alti (nelle assicurazioni-auto perché guidatrici più prudenti, e in quelle sulla vita perché soggetti più longevi) ora pagheranno di più. Un’altra esperienza inattesa l’ha avuta la stessa Viviane Reding: inviata una lettera alle nazioni Ue perché si impegnassero a introdurre un 30%di quote rosa nei consigli di amministrazione delle aziende, ha avuto il «sì» di Paesi come la Norvegia, ma anche un «vedremo, sono affari nostri» di altri (in Italia la legge si è arenata al Senato); e ha scoperto che il mondo può capovolgersi: in Finlandia, dove sono donne il presidente della Repubblica, il primo ministro e buona parte del governo, nelle aziende però i manager donne non sono poi tanti. «Tutto ciò possiamo chiamarlo il paradosso della parità— dice ancora Costa — e spiegarlo così: uguaglianza e parità non sono la stessa cosa. L’uguaglianza è un principio universale straordinariamente importante. Ma poi va declinato nelle politiche concrete, e intelligenti: dare cose uguali a persone diverse non è uguaglianza, anzi può portare a disparità e tensioni» . E il discorso vale anche per le quote rosa: «Vanno benissimo, per carità, ma devono essere accompagnate da meccanismi trasparenti di selezione. Se no, uomini o donne, viene assunto sempre il cugino dello zio, e si torna tutti al punto di partenza» . Paradossi a parte, l’onda culturale della parità è comunque al culmine: «Ed è chiaro — spiega la sociologa Christina Kenner della Fondazione tedesca Bockler — il cambio dei ruoli, il declino del maschio come colui che porta a casa il cibo, il variare dell’immagine dei sessi. Ma tutto ciò avviene con grandi differenze fra i vari Paesi» . Vero: in Italia lavora il 45%delle donne, fra i valori minimi della Ue, anche perché solo il 10%ha un asilo pubblico cui affidare un figlio. Ma il divario salariale rispetto agli uomini è del 4%, il più basso in assoluto (in Estonia è al 30%). Anche di questo — per fortuna — è fatto il paradosso della parità. Luigi Offeddu loffeddu@rcs. it

Fonte: CorrieredellaSera.it

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